РАДИКАЛИ ИНФО

Званични блог Српске радикалне странке


Leave a comment

Missione umanitaria Kosovo 2013

1375701_513695035386740_1662325450_nArticolo di Davide Ciotola dell’Associazione Culturale Zenit  e membro dello European Solidarity Front for Kosovo

Quando ci siamo messi in cammino per portare a termine quanto progettato per la missione Kosovo 2013, potevamo solo immaginare il valore immenso di questa esperienza. Un gruppo di persone unite dall’idea di un altro modo di intendere il volontariato, lontano dal nostrano perbenismo di facciata di molti, uniti da quell’obiettivo di salvaguardia di quella ricchezza rappresentata dalla diversità delle culture, possibile solamente attraverso la tutela di quelle identità che strenuamente lottano per sopravvivere oggi tra troppe difficoltà. In questo caso, le strade d’Europa ci hanno portato in primis a Belgrado, dove abbiamo potuto conoscere meglio quelle situazioni inerenti alla vita delle enclavi dei serbi in Kosovo di cui eravamo magari già consapevoli ma che necessitavano doverosi approfondimenti. Nella conferenza convocata dal Partito Radicale di Serbia giovedi 20/10/2013 si è cosi realizzato l’incontro tra diverse centinaia di persone, accorse per l’evento, e la delegazione di Solidarité Identités e dell’European Solidarity Front for Kosovo. Nel corso dell’incontro i relatori hanno sottolineato il profondo significato della prospettiva di difesa del patrimonio culturale europeo che ha mosso l’iniziativa, ognuno poi rimarcandolo dal proprio punto di vista. Matteo Caponetti e Patrick Vondrak per l’ESFK e Guglielmo Casalini per Sol.Id. hanno illustrato con vive parole tutto questo, interrotti più volte a causa dei frequenti applausi dei convitati, evidentemente coinvolti nella vicinanza agli argomenti trattati, partendo da una attenta analisi storica, per giungere a descrivere la necessità di quelle azioni che come volontari europei erano da sentirsi necessarie da intraprendere. Relatori e volontari hanno infine ricevuto numerosi ringraziamenti sia tramite genuini gesti, come strette di mano e saluti accorati delle persone convenute, sia nelle parole di Nemanja Šarović, vice-presidente del Partito Radicale di Serbia, con il suo intervento a chiusura della conferenza. Al termine del convegno l’inizio del viaggio che ci ha portato, attraverso una notte insonne di viaggio nei nostri furgoni, a giungere nella prima mattina di venerdi 21 a Mitrovica Nord. Parcheggiando vicino al ponte sull’Ibar, che divide le zone Nord e Sud della città, occupate rispettivamente da kosovari serbi e da kosovari albanesi, i nostri sguardi si sono soffermati solo un attimo sulle postazioni dei cecchini sui palazzi, che reciprocamente si fronteggiano da una sponda all’altra del fiume in una fragile tregua armata, poi si è passati all’azione vera e propria. Dopo aver completato il carico dei nostri mezzi con tutto ciò che era necessario acquistare in loco, abbiamo raggiunto le famiglie a cui erano destinati gli aiuti umanitari, concretamente raccolti grazie al determinante contributo nelle loro attività di CasaPound, Foro753, Sempre Domani e Zenit attraverso conferenze, eventi e raccolte materiali ad hoc, confermando che non per velleità esterofile si parte in missione, ma solo in quanto realtà veramente radicate e attive socialmente nei rispettivi territori e quindi consapevoli di poter apportare, con il proprio pensiero e la propria azione, anche altrove concreti miglioramenti dove c’è più bisogno. E’ nella sincera e cordiale riconoscenza delle famiglie a cui abbiamo consegnato beni essenziali di vario genere, come e soprattutto nella gioia dei bambini dell’istituto Sharski Odred di Brezovica, che ci hanno accolto a braccia aperte e con sorrisi che mai dimenticheremo, che abbiamo visto manifestarsi tutto il significato del nostro viaggio: non ci sono parole, foto o filmati che possono descrivere l’emozione che ci ha coinvolti in quei momenti, ma grazie alla collaborazione di quei volontari che hanno scritto, filmato e fotografato in maniera eccellente quello che è avvenuto, rimarrà per sempre traccia di tutto ciò, vera e disinteressata solidarietà umana. Quella solidarietà che abbiamo portato anche a Duško Pejan, eroe decorato dell’esercito serbo, paralizzato, malato e dimenticato dal governo della nazione a cui ha sacrificato la sua vita, che da anni vive solo con la madre, una anziana signora che ha passato tre anni in un campo di concentramento durante la guerra di Bosnia, malata anch’essa, e che come il figlio non si è mai arresa, anzi con tanta vita che i suoi occhi ricordano quegli sguardi affettuosi che ci rivolgevano le nostre nonne da bambini, e quelle lacrime nel ringraziarci della visita che hanno solo sapore di onore e dignità infinita. Le visite alle chiese ci hanno meravigliato e coinvolto, e se ai monasteri di Dečani e Gracaniča abbiamo assaporato il profondo fascino e calore delle caratteristiche celebrazioni ortodosse, al Patriarcato di Pec abbiamo avuto l’onore di conoscere Madame Dobrilla, sua portavoce e vera leonessa, mai doma nel difendere e divulgare il valore della spiritualità ortodossa con espressioni tanto dolci quanto decise, con parole di fuoco e d’amore allo stesso tempo. Ed infine, naturalmente, la doverosa visita a Gazimestan, nel rispetto dell’iscrizione bronzea che ci invita a ricordarci della fatale battaglia nella Piana dei Merli, laddove il 28 giugno 1389 il principe Lazar e l’esercito serbo si opposero all’offensiva del sultano ottomano Murad, uscendone sconfitti ma uniti come popolo quanto mai prima, tanto da sopportare centinaia di anni di dominazione ottomana, fino alla definitiva indipendenza, riconosciuta solo a fine ottocento. Abbiamo camminato, parlato, pensato, agito, sorriso, sempre e solo perseguendo la nostra via, che ci riporterà a occuparci dei nostri fratelli serbi in Kosovo in un futuro molto prossimo, domani come oggi grazie all’impegno di volontari accorsi dall’Europa e non solo, grazie agli stessi ragazzi serbi che ci hanno accompagnato nel nostro non facile viaggio, grazie a quel modo di realizzare una spedizione umanitaria che ci contraddistingue, ovvero intendendola concretamente, coscienziosamente, rispettosamente. Noi crediamo in tutto questo, ci crediamo davvero e lo dimostriamo ogni giorno, in Kosovo come in Italia, noi uomini e donne dei discendenti da quelle nazioni sorelle e popoli fratelli che non abbandoneranno mai se stessi al nulla che avanza, ergendosi dalle tenebre della tempesta della contemporanea deriva dei tempi, aggiustando le vele e salpando ancora una volta per quella rotta che ancora e sempre si chiama Europa.


Leave a comment

Guglielmo Casalini discorso sulla conferenza

1383100_575691372484758_2056065570_nCome potete ben leggere, sulle nostre magliette, sono ben evidenziate due parole: EUROPEAN VOLUNTEERS. Volontari perché Solid è un’organizzazione completamente volontaria, una comunità composta da ragazzi, quasi tutti tra i 20 e i 30, i quali hanno deciso di offrirsi e di dare, senza ricevere nulla in cambio e senza nessun tipo di tornaconto ma per una semplice scelta limpida di giustizia, di verità e di solidarietà. Europei invece perché questa è un’organizzazione Europea, che coinvolge tutti quegli europei liberi che vogliono proteggere, difendere, aiutare e tutelare quel poco che ancora è rimasto della nostra Europa. E proprio il Kosovo, sacra terra serba e allo stesso tempo europea, ormai da 3 anni a questa parte è diventato uno degli obiettivi principali dove poter concentrare i nostri aiuti umanitari e i nostri sforzi. Essendo europei, e com’è giusto che sia, ovviamente abbiamo più a cuore di qualsiasi altra cosa la nostra Terra, ma questo non esclude la nostra presenza e il nostro aiuto in altre parti del mondo: in Africa, nell’America-Latina e in Asia. Alcuni progetti per il futuro sono in fase di preparazione, come per esempio il Messico a sostegno della identità del popolo Raramuri, la Crimea dove vive una minoranza italiana dimenticata da più di mezzo secolo dallo stato italiano, la Grecia strangolata dalla morsa livellatrice e assassina della finanza internazionale insomma ovunque esista una popolazione che vuole difendere la propria identità ma molti altri invece, come per esempio lo è per il Kosovo, sono già partiti da qualche anno e mi riferisco al Sud-Africa in sostegno dei boeri, al Kenya per aiutare orfanotrofi e alla Birmania al fianco del popolo Karen in lotta contro il governo e il suo esercito per difendere la propria identità contro multinazionali, traffico di droga e mondialismo. I motivi che più personalmente mi hanno spinto a battermi concretamente per il Kosovo e dunque per la Serbia sono stati fondamentalmente due: il primo è sicuramente per dovere di coscienza, in segno di scuse nei confronti di una popolazione, la quale ha sofferto anche per causa nostra; dico questo perché gli aerei americani che dovevano colpire la capitale serba sono partiti da Aviano, vicino Udine. E niente potrà mai pulire le mani insanguinate dell’Italia e del suo governo. Il secondo motivo, altrettanto importante, è perché Belgrado è come Roma! E bombardare Belgrado vuol dire bombardare città, simboli di civiltà e storia come Roma, Madrid, Parigi, Vienna…bombardare Belgrado vuol dire bombardare uno dei cuori dell’Europa, una delle città più antiche del Vecchio Continente; quello che pochi anni fa hanno subito i serbi, lo hanno subito durante la guerra anche le nostre famiglie, i nostri nonni. Per i boia “a stelle e strisce”, come ci insegna la storia fino ai giorni nostri, lanciare bombe è stata la miglior cosa che siano mai riusciti a fare. E non solo…dopo essere entrati, hanno deciso, come da noi è accaduto con la Mafia, di stringere accordi con la mafia locale albanese, trattando armi, droga, organi, immigrati, prostituzione, ecc… Quando vedo i sorrisi spensierati dei bambini serbi, i visi tristi delle loro madri e gli occhi fieri e stanchi dei loro padri, mi vengono i brividi…perché al posto loro potevamo esserci noi e le nostre famiglie. E questo anche perché da un punto di vista culturale, somatico, religioso, storico e geografico, le differenze sono davvero minime. La nostra Europa non è certo questa, ma è quella dei popoli, ognuno con le proprie radici e tradizioni. Se da una parte i governi e le lobby mondiali hanno in mente, come sta già avvenendo, di dar vita a un programma di demolizione e smantellamento di ciò che a noi è più caro, dall’altra è giusto che ci sia una risposta da parte nostra, forte, concreta. Solo dando vita ad una rete solidale, tra persone libere e determinate, possiamo mantenere accesa la fiamma. Qua non stiamo parlando di politica e tribune elettorali, qua si parla di rapporti umani tra persone, di amore, di emozioni, di solidarietà, di tradizione, di speranza e di giustizia. Torno a spiegarvi cos’è Solidarité – Identités e le missioni svolte fin d’ora e le sue finalità. SOL.ID è un’associazione a vocazione caritatevole ed umanitaria, il cui fine è l’assistenza ed il sostegno a quei popoli in lotta per la propria sopravvivenza, la salvaguardia della propria cultura e la difesa della loro identità. Per contrastare il rullo compressore della mondializzazione liberale il cui unico obiettivo è l’uniformizzazione del mondo sotto lo scacco finanziario dei mercati, è necessario ed urgente il richiamo a quella solidarietà e collaborazione attiva tra uomini ancora liberi che hanno a cuore la diversità dell’universo e la pluralità delle sue rappresentazioni veicolate da ogni popolazione. Questo “aiuto allo sviluppo” non dev’essere confuso con un’assitenza perpetua né con una contraparte “umanitaria” delle politiche di sfruttamento occidentali (del tipo acquisti in massa di terreni agricoli per produrre “agrocarburanti”) come purtroppo oggi succede troppo spesso. E non dev’essere nemmeno portato avanti da radical-chic masochisti, utopisti e penitenti ma da europei fieri e coscienti della posta in gioco, da “identitari” che lavorano con altri “identitari” che lavorano con altri “identitari” semplicemente di un’altra razza o di un’altra civiltà. Solo offrendo delle prospettive alle popolazioni del terzo mondo, aiutandoli a ritrovare il loro orgoglio e la loro autonomia, potrà essere contenuto il cataclisma migratorio, questa macchina che schiaccia i popoli e le identità. E’ da questa imperiosa esigenza che i membri dell’associazione Solidartié-Identités si impegnano a mettersi al servizio di tutti quegli uomini che ovunque e attraverso il pianeta, vogliono continuare a vivere sul suolo dei loro padri, secondo le loro leggi, le loro culture, regole e tradizioni. In questa ottica Solidartié-Identités ha già partecipato, al fianco di Casapound Italia e dell’associazione Popoli, ad una missione per i Karen della Birmania, perseguitati da una giunta militare finanziata dalle multinazionali occidentali, ad una missione per sostenere le minoranze serbe in Kosovo con l’Associazione Culturale Zenit, ridotte alla reclusione nelle enclavi misere ed isolate dallo Stato islamo-mafioso albanese con la complicità internazionale e sotto la tutela di Washington. Siamo stati in Siria accolti dalle massime autorità governative per lanciare tra pochissimo tempo un ambizioso progetto solidale che vada a rompere un embargo infame contro il paese del legittimo governo di Bashar al-Assad e ci siamo stati con il Fronte Europeo per la Siria e le associzioni Sempre Domani, Foro753, Zenit e CasaPound tutte presenti anche oggi in questa sala per partecipare e far decollare i nostri progetti anche qui in Kosovo e Metochia. Solidartié-Identités è stata anche in Kenia, sempre con Casapound Italia, per visitare degli orfanotrofi e proporre un aiuto concreto sotto forma di cibo, supporto educativo e medico, ma soprattutto per analizzare le possibilità di una cooperazione finanziaria al fine di creare delle micro-imprese atte allo sviluppo economico locale. Affinché queste azioni durino, si sviluppino e si moltiplichino, affinché il mondo non si trasformi in una immensa torre di Babele e che i popoli possano collaborare ed essere indipendenti a casa loro: Solidarité-Identités si impegnerà con tutte le forze a propria disposizione per dare un segnale forte ed inquivocabile di un cambiamento radicale delle convinzioni con cui il potere globale pretende di risolvere i problemi così gravi fin d’ora descritti.


Leave a comment

Discorso di Mateo sulla conferenza

1395246_575749969145565_1084265429_nIl Fronte Europeo per il Kosovo è nato nel giugno di quest’anno sull’esempio riuscito della precedente costituzione del Fronte Europeo di Solidarietà per la Siria in cui gli stessi fondatori hanno dato vita a questo nuovo progetto solidale e politico per una questione che a tutti noi ci stava a cuore e cioè la sovranità della Serbia nella terra a lei più sacra la regione del Kosovo e Metochia. Il Fronte Europeo per il Kosovo e Metochia agisce con la stessa metodologia con la quale abbiamo agito per la Siria ovviamente con le dovute differenze per la situazione storica diversa in cui i due paesi si trovano a dover affrontare e quindi anche l’agibilità e il modo di affrontare politicamente le due situazioni sono differenti. La cosa che però accumuna le due problematiche sono le motivazioni che ci spingono nel donare noi stessi in queste due lotte e sono la difesa della identità e della sovranità di due popoli e due nazioni. Il Fronte Europeo per il Kosovo e Metochia sta avendo ovviamente una crescita meno esponenziale rispetto al movimento d’opinione e militante da noi creato per difendere la Siria e il suo leggittimo governo presieduto dal coraggioso presidente Bashar al Assad ma ha un potenziale fattivamente più concreto di quello siriano perchè è una vicenda che ha alle spalle una lunga ma altrettanto vicina storia che ha coinvolto personalmente ed emotivamente molti di noi, per diversi profondi motivi. Per noi italiani ad esempio Pristina e Belgrado si trovano all’incirca ad una sola ora di aereo da Roma, l’Italia ha avuto con la Serbia sempre ottimi rapporti economici ma la vergogna dell’attacco alleato partito dalle nostre basi, la nostra diretta partecipazione a quello scempio ignobile dei bombardamenti verso la vostra nazione e l’immediato riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo ci costringe quasi obbligatoriamente a dover essere direttamente coinvolti nel dare il nostro pieno sostegno alla difesa della sovranità territoriale, culturale e politica della Serbia in Kosovo. Questo è uno dei motivi principali per cui noi teniamo in maniera particolare al Kosovo forse più di tutti gli altri progetti, abbiamo voglia di riscattare la vergogna delle terribili decisioni prese dai nostri governi e di dimostrare che esiste un altro modo di essere italiani ed europei rispetto a quelli servili dei nostri governi e cioè uomini pronti a fraternizzare ad esempio con un giovane serbo come voi che ha gli stessi sentimenti di amore per la propria identità e la propria nazione come lo abbiamo noi. Questo è lo spirito con cui facciamo politica ed è lo spirito con cui vengono mosse le nostre missioni solidali. Come noi italiani anche altri paesi europei sono stati più o meno coinvolti in quella disastrosa e tragica campagna militare ed ecco che quindi prende senso e corpo la costituzione dello European Solidarity Front for Kosovo and Metochia per prendere distanze dai progetti e disegni della burocrazia europea e mondiale riservati alla vostra area geografica. Il Fronte Europeo per il Kosovo quindi ha esponenti e simpatizzanti in Repubblica Ceca, Italia, Belgio, Olanda, Francia, Finlandia, Spagna, Grecia ma il nostro è un progetto che potrà crescere anche e soprattutto alle azioni e i progetti di solidarietà concreta che saranno portate avanti tramite l’associazione Solidaritè Identitès unendo gli intenti politici a quelli solidaristici. Alivello solidale abbiamo nell’ultimo anno organizzato insieme a Solidaritè Identitès e a molte associazioni ad esempio in Italia a CasaPound, Sempre Domani, Foro753 e Zenit molte conferenze, eventi, raccolte fondi e materiali. L’intento politco è invece quello di far conoscere la reale situazione e la vera storia di questo Kosovo che è stato costruito arbitrariamente dagli sciacalli occidentali e stringere rapporti con le forze politiche locali che difendeno la sovranità sulla loro terra per far portare la loro voce al di fuori della loro nazione venendo ad illustrare la posizione sulla situazione kosovara nei nostri paesi con testimonianze dirette e aggiornarci continuamente magari istituendo una rete di controinformazione dinamica e aggiornato quotidianamente da chi vive nell’immediato i fatti degli eventi politici e non. Personalmente sono stato in Kosovo l’anno scorso per la nostra missione solidale visitando vari luoghi sacri come il patriarcato di Pec, il bellissimo monastero di Decani, il monumento storico del Gazimestan, il monastero dei santissimi arcangeli a Przen, il monastero di Cosma e Damiano, il monastero di Gracanica, ho avuto la possibilità di vedere la tenace Mitrovica dove avevamo organizzato un torneo di pallacanestro e di calcio con i ragazzi della scuola, Pristina con quella odiosa statua di Bill Clinton e il corso a lui dedicato, le enclavi di Velicka Hocha e di Gorazdevac e la base militare dove si trova il contingente italiano. Questa vostra affascinante terra europea, mi ha permesso di riscoprire la bellezza dell’azione, la felicità di essere utile a qualcuno, di sorridere e ad apprezzare le piccole cose e i piccoli gesti invece di continuare ad affidarsi solo a fiumi di illusorie e ingannevoli parole, ecco queste mie ultime parole rappresentano la volontà e l’intento del progetto del Fronte Europeo per il Kosovo e Metochia essere presenti per costruire e dare voce e speranza a chi oggi soffre questo criminale Nuovo Ordine Mondiale che ha scippato alla Serbia la sua anima.